Il Manifesto Federmanager 2026: considerazioni e proposte
Antonio Sartorio, mercoledì 3 giugno 2026  

Oggetto: Il “Manifesto Federmanager 2026” – Considerazioni e proposte delle due Commissioni istituzionali “Previdenza e Assistenza” e “Sindacale” di Federmanager Torino

Premessa generale

Le due Commissioni “Previdenza e Assistenza” e “Sindacale” di Federmanager Torino si sono riunite in modo congiunto il giorno 8 aprile 2026 per esaminare il “Manifesto Federmanager 2026” ed elaborare riflessioni e proposte integrative da inserire, eventualmente, in tale documento. In tal senso, è stato delegato un Gruppo di lavoro ristretto che si è riunito lo scorso 17 aprile con il compito di approfondire le tematiche trattate e di redigere un documento che contenga in forma organica le proposte integrative da inoltrare alla Federazione. Questo è il risultato del lavoro.

Osservazioni e proposte sui punti 1), 2), 7) e 8) del Manifesto

Premessa

Si è ritenuto di proporre alcune integrazioni e rafforzamenti ai punti 1), 2), 7) e 8) del Manifesto, con argomenti di carattere pragmatico e concreto, pur essendo tali punti stati trattati originariamente in modo abbastanza esaustivo per aprire un dibattito ed un confronto, a livello politico e con le Parti datoriali, sulle soluzioni da individuare e da mettere in campo per fare “ripartire l’Italia”. Sono state dedicate attenzioni particolari a tali punti del Manifesto, rispetto ai quali sono state allestite le seguenti proposte integrative che poggiano le loro basi su progetti in corso o in fase di elaborazione da parte della Commissione Sindacale.

Punto 1 – Accrescere l’infrastruttura manageriale del Paese

Da integrare con la seguente dicitura/attività: << Valorizzare il management nell'innovazione tecnologica sostenendo la nuova imprenditorialità, per trasformarla in un’infrastruttura solida a presidio della sovranità industriale e tecnologica >>. • Esperienza di Federmanager Torino: Il progetto di supporto alle start-up. Si tratta di un progetto in corso di sviluppo nell’ambito del Piano Strategico 2025-2027 di Federmanager Torino e che ha l’obiettivo di supportare la nuova imprenditorialità, mettendo a disposizione delle start-up del territorio l’esperienza dei nostri manager associati. Le discussioni sul tema e lo sviluppo in progrès del progetto stanno avvenendo prevalentemente con gli Incubatori del Territorio ed il Politecnico di Torino.

Punto 2 - Managerializzare le PMI

Da integrare con la seguente dicitura/attività: << Valorizzare forme contrattuali flessibili per obiettivi specifici, per accelerare l’acquisizione di competenze e governare i passaggi generazionali per supportare l’espansione nei mercati, garantendo la continuità strategica delle PMI italiane>>. • Esperienza di Federmanager Torino: il progetto di supporto ai manager delle PMI. Si tratta di un progetto in corso di sviluppo delle PMI nell’ambito del Piano Strategico 2025-2027 di Federmanager Torino, con l’obiettivo di supportare concretamente i manager che lavorano o lavoreranno nelle PMI. Si è partiti dalla elaborazione di un questionario che ha coinvolto i manager che hanno o avranno a che fare con le PMI e che ha identificato le principali aree di azioni da intraprendere, tra le quali la formazione ed il passaggio generazionale nelle piccole e medie aziende. Come prima azione di impulso si è deciso di organizzare un evento sul “Temporary Management”, tenutosi il 15 Aprile 2026 e che ha raccolto l’adesione di 210 persone. Il Temporary Management e le logiche che presiedono tale tipo di attività, sono state presentate dagli esperti di Società del settore (LHH, Intoo, Smart Manager, Percinque e About Job) che l’hanno inquadrata come una potente leva manageriale per accrescere la competitività delle piccole e medie aziende e favorire il passaggio generazionale.

Punto 7 - Diffondere la cultura della prevenzione dei rischi

Da integrare con la seguente dicitura/attività: << Promuovere la cultura della sicurezza nella società e in ogni ciclo di istruzione, collaborando con le associazioni di categoria per radicare il concetto di prevenzione quale valore civile e pilastro della produttività>>. • Esperienza di Federmanager Torino: il progetto sulla Sicurezza. Si tratta di un progetto nell’ambito del Piano Strategico 2025-2027 di Federmanager Torino, che ha l’obiettivo di promuovere la cultura della sicurezza nelle scuole superiori di Torino e Provincia, in collaborazione con l’organizzazione dei Maestri del Lavoro, con incontri specifici di formazione sulla sicurezza e concorsi letterari sul tema.

Punto 8 - Rafforzare la formazione continua

Da integrare con la seguente dicitura/attività: <<Identificare percorsi formativi strategici con i Centri di Competenza nazionali, allineando l'aggiornamento manageriale alle necessità dell’innovazione tecnologica e agli obiettivi di produttività industriale del Paese>>. • Esperienza di Federmanager Torino: il progetto sulla Formazione. Si tratta di un progetto nell’ambito del Piano Strategico 2025-2027 di Federmanager Torino, che ha l’obiettivo di supportare programmi di formazione specifici con CIM 4.0, Centro di Competenza nazionale presente sul territorio di Torino. Con tale progetto si intende, inoltre, finanziare un certo numero di borse di studio per gli associati selezionati da Federmanager Torino ed organizzare la settima edizione del percorso CIM Academy che prevede l’introduzione del modulo di formazione e certificazione per Innovation Manager, in collaborazione con Federmanager Academy.

Osservazioni e proposte sui punti 9) e 10) del Manifesto

Premessa

Prima di proporre le integrazioni ai punti 9) e 10) del Manifesto, è necessaria una lunga premessa che faccia comprendere perché è indispensabile un loro rafforzamento in quanto la loro insufficienza e genericità stride soprattutto con la considerazione che essi si devono occupare di come riformare il fisco, la previdenza e, in generale, il welfare pubblico ed aziendale per tutelare anche gli interessi legittimi dei dirigenti industriali, di coloro, cioè, sui quali gravano gli oneri e gli impegni da mettere in campo per fare “ripartire l’Italia”. Su questi temi, poco si argomenta per poter impostare un utile confronto con il Governo e con Confindustria, tendente a riformare tali ambiti, rispetto ai quali manca una storicizzazione dei pluridecennali provvedimenti governativi con cui, da sempre, vengono penalizzate le retribuzioni e le pensioni dei dirigenti. • Poiché i dirigenti sono stati gli attori principali che si sono impegnati in passato per la ricostruzione dell’Italia e per la sua crescita, e lo sono ancora adesso perché si dovranno, di qui in avanti, impegnare per la sua rinascita, è necessario che nel Manifesto vengano dedicate loro, siano essi pensionati o in servizio, le dovute attenzioni trattando in termini sindacali forti la loro condizione futura, alla luce delle sistematiche penalizzazioni loro inflitte negli scorsi decenni. Nel coniugare questi concetti con le relative azioni politiche da intraprendere, è necessario richiamare in modo esplicito anche i diritti dei dirigenti pensionati, per evitare equivoci e fare in modo di non dividere le schiere dei dirigenti in servizio e di quelli in pensione. Queste precisazioni in un documento ufficiale come il Manifesto sono importanti per evitare che si levino voci, come è accaduto nel Consiglio nazionale dello scorso 20 marzo, che sostengono che la Federazione considera i pensionati come un peso e che, come tali, essi non vengono tutelati. Poiché il Manifesto afferma la supremazia di un principio che deve essere ben saldo, quello, cioè, di assicurare un quadro normativo certo e costante nel tempo, tale principio deve essere riaffermato con forza nella prospettiva di programmare le due Riforme del fisco e della previdenza, evitando, così, per il futuro, loro continue modificazioni. • Per far ciò è necessario inquadrare, con dati oggettivi, da un lato l’attuale regime fiscale che è figlio di analoghi precedenti regimi fiscali e dall’altro il regime previdenziale degli ultimi 25 anni, per rendersi immediatamente conto della assoluta negatività di questi regimi per la dirigenza industriale e non solo. • Sul fronte fiscale, si richiamano alcuni dati sintetici, relativi a quanto pubblicato dal Dipartimento delle Finanze del MEF lo scorso 23 aprile, sulla struttura dell’IRPEF versata nel 2024 in Italia, secondo le dichiarazioni dei redditi 2025. I dati relativi alle dichiarazioni 2025 (redditi 2024): - Popolazione residente in Italia: 58.934.000 (dati Istat provvisori) - Cittadini dichiaranti: oltre 42,8 milioni - Contribuenti/versanti Irpef (imposta positiva): 31,5 milioni - Il 46,55% degli italiani non ha versato nulla e vivrebbe a carico di qualcun altro; - Redditi complessivi dichiarati nel 2024: circa 1.076,3 miliardi di Euro; - Gettito Irpef 2024 (al netto di TIR e detrazioni): 197,40 miliardi di Euro; - Cittadini non versanti Irpef: 11,3 milioni (26,4% cittadini dichiaranti) - Redditi <35.000 Euro: 76,6% dei contribuenti, con il 34,9% dell’Irpef versata - Redditi >35.000 Euro: 23,4% dei contribuenti, con il 65,1% dell’Irpef versata (*) - Il ceto medio della fascia 35÷70 mila Euro: versa il 32,1% dell’Irpef complessiva - Redditi >100.000 Euro: 3,7% dei contribuenti, con il 26,6% dell’Irpef versata (*) IL “CLUB DEI POCHI” CHE PAGANO PER TUTTI Sul fronte previdenziale si richiamano, ad esempio, gli ultimi 25 anni di penalizzazioni varie (dal 2000 al 2025); - Le penalizzazioni sulle pensioni/retribuzioni dei dirigenti applicate dai vari Governi negli ultimi 25 anni (2000/2025): - n. 5 contributi pluriennali di solidarietà (in verde) - n. 2 altri contributi di solidarietà (in blu) - n. 8 riduzioni o blocchi annuali o pluriennali della perequazione (in rosso) - Tali penalizzazioni sono state applicate in 22 degli ultimi 25 anni; - Solo in 3 anni (2003, 2010 e 2022) gli indici di perequazione sono stati quelli previsti dalla legge fondamentale n. 388/2000 (quasi mai adottata dai Governi!);     • Il 13° Rapporto di Itinerari Previdenziali del 14 gennaio 2026 afferma che negli ultimi 15 anni una pensione mensile di circa 3.600 Euro netti ha perso almeno il 20% del potere d’acquisto e perderà ancora il 4% nei prossimi anni a patto che l’inflazione resti contenuta perché se l’inflazione sale le perdite saranno ben più elevate del 4%; • Considerato che gli iscritti pensionati rappresentano non meno del 47,4% di tutti i 57 mila iscritti, il Manifesto deve utilizzare almeno un linguaggio «garbatamente sindacale ma non troppo» nel trattare questi temi, invece di limitarsi ad un linguaggio quasi acritico e neutro; • Nel Manifesto occorre evidenziare in modo intransigente l’attuazione di una sollecita Riforma previdenziale che fissi una regola chiara e costante nel tempo per l’aggiornamento delle pensioni, eliminando, così, la discrezionalità con la quale i vari Governi hanno sempre fissato a proprio piacimento gli indici di perequazione annuale, sempre ridottissimi o nulli per le pensioni medio-alte, evitando redistribuzioni dalle pensioni contributive a quelle assistenziali, da integrare esclusivamente a coloro che dimostrano di averne effettivamente bisogno e con l’utilizzazione dei fondi provenienti dalle imposte fiscali; • Nel Manifesto è necessario effettuare delle integrazioni che citino, in particolare, i pensionati in quanto sembra che essi non esistano o siano quasi invisibili. Così come la Federazione e la Confederazione si occupano dei CCNL dei dirigenti in servizio, è necessario che ciò accada anche per i dirigenti pensionati, le cui pensioni rappresentano, secondo una ripetuta e ribadita interpretazione della Corte Cost., delle retribuzioni differite i cui aggiornamenti anti inflazione dovrebbero avvenire in modo automatico secondo meccanismi costanti nel tempo o, quanto meno, affidati a dei “contratti” stipulati tra i sindacati maggiormente rappresentativi e la parte governativa rappresentata, in particolare, dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze; • Niente del genere è mai accaduto e, infatti, i vari Governi hanno sempre deciso autonomamente e “discrezionalmente” sugli indici di perequazione da attribuire ogni anno, penalizzando praticamente sempre le pensioni dei dirigenti. In mancanza di tale forte attività politica svolta dalle nostre rappresentanze sindacali, i pensionati si chiedono, da parecchio tempo, per quale motivo dovrebbero rimanere iscritti; • Ad esempio, nel biennio 2023/2024 di iperinflazione (+ 13,5%), sono state le pensioni medio-alte ad essere state fortemente penalizzate da un iniquo sistema di indicizzazione adottato per usi redistributivi con trasferimento strisciante di risorse economiche dalle pensioni contributive a quelle assistenziali, il che ha rappresentato, una volta di più in questi ultimi decenni, un criterio improprio e, per certi aspetti, illegittimo checché ne dica la Consulta che con la Sentenza n. 52 del 25 febbraio 2026 ha considerato, invece, legittimo il meccanismo “a blocchi” utilizzato per colpire le pensioni medio-alte. La iniquità di tali meccanismi sta nel fatto che la redistribuzione di ricchezza la si dovrebbe fare con le imposte fiscali e non con i contributi di scopo richiesti sempre ai soliti noti (i dirigenti); • Di tutto ciò, che dura insistentemente da decenni, i nostri iscritti pensionati attribuiscono la responsabilità ai governi, alla Suprema Corte che continua a tollerare tutto ciò, ma anche alle Parti sociali alle quali sono iscritti, perché non sono riuscite o non hanno voluto opporsi, con determinazione e con argomentazioni valide, a questo sistema perverso; • Occorre, quindi, reintrodurre l’importanza del rispetto di una legge fondamentale, che c’è già e che andrebbe rivista in meglio per i pensionati, che fissi in modo costante e certo, le regole per gli aggiornamenti delle pensioni, sottraendo tali regole alla discrezionalità dei vari governi e Parlamenti che hanno deciso finora a proprio piacimento.

Punto 9: Riformare il fisco sul lavoro qualificato e responsabile

- Si propone di modificare il titolo di questa voce così: “Riformare il fisco sulle pensioni medio-alte e sulle retribuzioni connesse ai lavori qualificati e responsabili”; - Come ha sostenuto il Presidente dei Commercialisti italiani, Elbano de Nuccio, nella sua Relazione presentata agli Stati Generali del 10 giugno 2025 a Roma, è necessario risolvere una volta per tutte l’annosa questione fiscale che riguarda il ceto medio e l’elevato livello di tassazione applicata alle retribuzioni e alle pensioni medio-alte perché non è più sostenibile un’aliquota Irpef che dal 33% per redditi lordi annui tra 28 e 50 mila Euro scatta al 43% per redditi appena superiori a 50 mila Euro, senza considerare che le addizionali comunali e regionali incidono mediamente per un ulteriore 3%; - La tassazione in Italia, aggiunge ancora de Nuccio, è diventata ormai insostenibile per i redditi medio-alti ed è inaccettabile che dalle dichiarazioni presentate nel 2024, l’11,2% dei contribuenti con reddito compreso tra 40 e 120 mila Euro, ossia la fascia che comprende il ceto medio-basso e quello medio-alto, versi il 36,42% dell’Irpef netta totale incassata dallo Stato; Il punto 9 è da integrare con le seguenti diciture/attività: <<È necessario, quindi, che l’aliquota intermedia del 33% venga gradualmente estesa fino ai redditi lordi di 120 mila Euro, altrimenti si continueranno ad equiparare a dei milionari gli appartenenti al ceto medio>>.

Punto 10: Modernizzare il sistema pensionis3co e di welfare in chiave equa e sostenibile.

In premessa, occorre evidenziare che negli ultimi decenni la categoria dei dirigenti ha pagato tasse altissime e, se in pensione, ha visto progressivamente ridursi il potere reale di acquisto dei loro vitalizi i cui aggiornamenti sono rimasti costantemente e drasticamente al di sotto dell’inflazione. Le proposte che, qui di seguito, verranno elencate hanno il fine di recuperare a posteriori una minima parte per i pensionati e di creare condizioni più favorevoli per quei dirigenti, ad inizio carriera o in stato avanzato di servizio, che usufruiscono di welfare aziendale e che in pensione andranno più avanti. Se questo Paese vuole risolvere per il futuro il problema della previdenza e dell’assistenza sanitaria pubblica, deve sostenere i Fondi privati integrativi previdenziali ed assistenziali e l’unico modo per farlo è quello di aumentare significativamente i tetti di deducibilità dei contributi previdenziali ed assistenziali versati dagli iscritti. Il Punto 10 è da integrare con le seguenti diciture/attività: - <<Nella prospettiva di una inflazione tendenziale per il 2027 pari o superiore al 2,8% secondo le proiezioni ufficiali del Governo riportate nel Documento di finanza pubblica, per evitare ulteriori perdite del potere d’acquisto delle pensioni medio-alte è opportuno, per il 2027, riconoscere a tutte le pensioni il 100% dell’inflazione, indipendentemente dal loro valore>>. - <<Elevazione significativa del limite massimo di deducibilità di 3.615,20 Euro annui fino a 5/6.000 Euro per facilitare o mantenere l’iscrizione ad un Fondo sanitario integrativo>>. È necessario chiedere con forza di elevare significativamente il limite massimo deducibile dal reddito complessivo, attualmente pari a 3.615,20 Euro annui e sostanzialmente fermo da tempo nonostante la enorme inflazione, per i contributi versati a Fondi sanitari integrativi riconosciuti o assimilabili, portandolo, ad esempio a 5/6.000 Euro. Così facendo, si incoraggiano i dirigenti in servizio a mantenere l’iscrizione in corso al loro Fondo sanitario negoziale o ad iscriversi ad esso perché l’aumento dei premi, connesso ai notevoli aumenti dei costi della sanità, sarà in parte compensato da una loro maggiore scalabilità dalle imposte. L’aumento degli iscritti ai Fondi sanitari consentirà maggiori economie di scala che dovrebbero permettere, in sede contrattuale, di tutelare maggiormente i dirigenti pensionati limitando il più possibile l’aumento dei premi quasi totalmente a loro carico. Tutto ciò, beninteso, consentirà ai Fondi maggiormente utilizzati da Federmanager come, ad esempio, FASI, ASSIDAI e PREVINDAI, di autosostenersi con un equo aumento dei premi che sarà, per gli iscritti, parzialmente compensato da una maggiore scalabilità fiscale. - <<Elevazione significativa del limite massimo di deducibilità di 5.164,57 Euro annui fino a 8/10.000 Euro per facilitare o mantenere l’iscrizione ad un Fondo previdenziale integrativo>>. Allo stesso modo, è necessario convincere il Governo sulla utilità di elevare il limite massimo deducibile dal reddito complessivo, attualmente pari a 5.164,57 Euro annui e anch’esso sostanzialmente fermo da tempo nonostante la enorme inflazione, per i contributi versati a Fondi previdenziali integrativi riconosciuti o assimilabili, portandolo, ad esempio, a 8/10.000 Euro. In tal modo, come accade per il Fondo integrativo sanitario, si incoraggeranno gli iscritti a ricorrere ai Fondi previdenziali integrativi o a farne maggiormente ricorso attraverso un più cospicuo versamento del contributo volontario autonomo, a maggior compensazione delle cadute di rendimento in corso sul fronte della previdenza pubblica. - <<Riduzione consistente del massimale contributivo aAuale di Euro 122.295 per compensare la progressiva caduta dei rendimen3 della pensione pubblica dirigenziale con una maggior quota di pensione complementare integrativa>>. Occorre proporre con determinazione al Governo di ridurre, ad esempio per il 2027, a 115.000 Euro l’attuale massimale della base contributiva e pensionabile di Euro 122.295, fissata dalla Circolare INPS n. 6 del 30.01.2026, che aggiorna annualmente minimali e massimali sulla base della rivalutazione ISTAT (+ 1,4% per il 2026) e riservato ai lavoratori dipendenti iscritti all’AGO che ricadono nel sistema contributivo puro (iscritti dopo il 31.12.1995 o optanti per il calcolo contributivo). - <<Rivendicazione, da parte dei pensionati, degli interessi compensativi sulle somme erogate, di anno in anno, con un anno di ritardo a eventuale conguaglio della perequazione provvisoria, in caso di perequazione definitiva maggiore>>. Quando la PA paga in ritardo somme dovute, gli interessi compensativi devono essere somministrati anche se il ritardo deriva da una procedura amministrativa complessa. Tale principio discende dagli artt. 1218, 1224 e 1282 c.c., applicabili anche ai rapporti previdenziali. L’art. 38 Cost. tutela l’adeguatezza delle pensioni ed un ritardo sistematico nel pagamento della perequazione definitiva riduce temporaneamente il potere d’acquisto e genera un danno economico certo e misurabile che può essere compensato solo attraverso il pagamento di interessi. A meno che il Governo, visto che l’inflazione definitiva per un certo anno viene ufficializzata dall’Istat attorno alla metà di gennaio di quell’anno, provveda, d’ora in avanti, a riconoscere alle pensioni, in caso di aumento della inflazione definitiva, la perequazione definitiva a partire da febbraio/marzo di ciascun anno.  
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