L’Elogio funebre dei dirigenti pensionati
Antonio Sartorio, martedì 26 maggio 2026   🔥 L’Elogio funebre dei dirigenti pensionati C’è un’Italia, teorica e astratta, che ama raccontarsi come giusta, moderna e solidale. Ma poi c’è l’Italia reale, e cioè quella che da trent’anni saccheggia sistematicamente le pensioni dei dirigenti, trasformando un diritto maturato in una rendita da punire. Perché ciò sono diventati i dirigenti pensionati: un bersaglio politico, non una categoria sociale, una massa silenziosa da cui attingere risorse ogni volta che serve tappare una falla di bilancio, tanto “essi non protestano”, tanto “essi sono dei privilegiati”, tanto “chi vuoi che li difenda”. La verità è che questi “privilegiati”, quando erano in servizio attivo, hanno sostenuto lo Stato e il welfare italiano, in una fase storica in cui tutto funzionava ancora, tramite:
  • L’assunzione di responsabilità che oggi nessuno più accetterebbe;
  • Il versamento di contributi previdenziali elevatissimi;
  • Il pagamento di tasse enormi che hanno finanziato e ancora oggi finanziano servizi pubblici per milioni di cittadini, molti dei quali “figurano a reddito zero” o, comunque, tale da non dover versare neppure un Euro per la collettività.
E cosa hanno ricevuto in cambio? Una perequazione amputata, anno dopo anno, governo dopo governo. E una Corte costituzionale che, pur nel rispetto delle sue funzioni, ha spesso avallato scelte politiche che hanno colpito sempre gli stessi — mentre i suoi componenti “supremi” godono di trattamenti economici iperbolici e di pensioni che non subiscono certo la stessa sorte. Il risultato è sotto gli occhi di chi vuole vedere: i dirigenti pensionati sono da sempre invisibili, cancellati dal discorso pubblico, ignorati dai media, utili solo come bancomat fiscale. Eppure, continuano ad essere dipinti come una casta, quando la vera casta è un’altra ed è altrove! Che Paese è un Paese che umilia chi lo ha costruito e chi dovrebbe operare per una sua ripresa? Che Paese è un Paese che considera un costo ciò che dovrebbe considerare come un patrimonio da tutelare e difendere? Che Paese è un Paese che si regge ancora sulle tasse dei dirigenti pensionati più tartassati d’Europa e poi li accusa pure di rappresentare un problema? Se tutto ciò è vero, come è vero, e se non c’è speranza che qualcosa cambi non si può fare altro che pronunciare un elogio funebre per una previdenza che avrebbe potuto essere equa anche per i dirigenti, non lo è stata fin qui e continua a non esserlo, rifugiandosi in queste parole di conforto, per i dirigenti pensionati e per quelli che verranno, per la scomparsa della cara estinta “equa perequazione”. In questi casi occorrerebbe osservare il silenzio con un momento di raccoglimento ma siccome la speranza è l’ultima a morire, non è ancora tempo di tacere ma è, invece, tempo di alzare la voce, sperando nella resurrezione, di denunciare ancora una volta l’ingiustizia e di smascherare la retorica ipocrita che da anni giustifica tagli e penalizzazioni. Un Paese che dimentica i suoi dirigenti pensionati non è un Paese giusto ma è, invece, un Paese ingrato, smemorato e moralmente invecchiato. E chi ha dato molto a questo Paese ha il diritto — e forse il dovere — di rammentarlo a tutti!    
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